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Il Museo >> Sala 6 Produzioni
Le ceramiche fini da mensa di epoca romana, rivestite di vernice rossa più o meno lucida - dovuta a particolari procedimenti tecnici e di cottura - prodotte dal 30-25 a.C. fino all’età traianea sono classificate come “terra sigillata”.
Di queste produzioni non si conosce il nome antico: terra sigillata è la definizione di F. Rossi prima (XVIII secolo) e di H. Dragendorff poi (1895) per rimarcare una delle caratteristiche principali dei vasi: la presenza di figure (sigilla in latino, diminuitivo di signa, statue), ottenute da matrici o mediante applicazioni di figurine ottenute a parte, applicate sulla superficie dei manufatti. Tuttavia anche forme lisce, ottenute con le medesime caratteristiche delle forme decorate, sono comprese nella medesima classe ceramica.
Plinio il Vecchio (Nat. Hist., XXXV, 160-1) indica come primo e più importante centro di produzione di queste ceramiche Arretium (Arezzo).
L’invenzione della ceramica sigillata italica si deve infatti alle officine di Arezzo che, dopo un periodo di sperimentazione in cui si produsse la cosiddetta pre-aretina, cominciarono dal 30 a.C. circa a produrre servizi da mensa lisci o decorati rifacendosi alle produzioni metalliche in auge in quel periodo, ad altre classi ceramiche ellenistiche e a vernice nera, alle coppe italo-megaresi.
Da Arezzo la moda di questa nuova e seriale produzione ceramica a vernice rossa brillante, che conoscerà il suo massimo splendore in età augusteo-tiberiana, si diffonde in tutto il mondo romano, stimolando per altro il sorgere di nuovi centri di produzione in Italia (nei centri padani si svilupperanno le produzioni di sigillate nord-italiche) e nelle province occidentali (Gallia, Hispania).
A Scolacium al momento sono poche le attestazioni del vasellame di questa classe, poiché le indagini archeologiche hanno interessato alcuni settori  (teatro, foro) con stratificazioni relative alle ultime fasi di vita della città (IV-VII secolo d.C.). Solo in alcuni saggi in profondità (soprattutto negli anni ’60-’70 del secolo scorso, come nel settore delle cosiddette Terme del Vescovo o nel teatro) sono stati recuperati significativi frammenti di orli e fondi, soprattutto delle produzioni lisce, cui si aggiungono frammenti residuali nei contesti più tardi.



L’esame dei bolli e delle forme del vasellame (essenzialmente piatti e coppe) permettono di cogliere dinamiche dei flussi commerciali dal centro Italia tra la fine del I secolo a.C. e i primi decenni del I secolo d.C.
In particolare, riguardo ai bolli, che illustrano l’evoluzione delle forme (rettangolari, circolari, in planta pedis) e del posizionamento degli stessi (radiali e centrali) operata dalle officine, sono essenzialmente attestate produzioni arretine (L. Tettius Samia, Cn. Ateius, Cn. Ateius Amarantus, P. Cornelius, L. Titius) e tardoitaliche (L. Rasinius Pisanus).