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Il Museo >> Sala 4 Il Foro
   Il Foro, piazza principale della colonia di Scolacium, è orientato secondo un asse nord-ovest/sud-est ed è rettangolare (m 38.14 x 81.60) (rapporto 1:2.14 ca).
   Sul lato corto nord-ovest è delimitato dal Decumanus Maximus, una delle due principali strade della città, oltre il quale, a monte, sorge l’imponente muro del terrazzamento su cui si elevava il Capitolium, il principale luogo di culto della colonia romana.
Accanto alla rampa di accesso, con l’iscrizione che ricorda la munificenza del notabile locale L. Decimio Secundione, sorgeva un sacello-fontana, di II secolo d.C. (con aggiunte e rimaneggiamenti di III-IV secolo d.C.).
   Sui due lati lunghi del Foro, costeggiati da due canalette in pietra per il deflusso delle acque di superficie, ampi gradoni in blocchi di arenaria e conglomerato locali permettevano di accedere ai portici e agli edifici pubblici, ristrutturati e rimaneggiati più volte dal II secolo a.C. al IV secolo d.C.
In particolare nella prima fase (fine II secolo a.C.– primi decenni del I secolo d.C.) su entrambi i lati si sviluppavano portici sorretti da colonne tuscaniche, in calcarenite, posti davanti a tabernae quasi quadrate (circa 6 m. x 6 m.), in rapporto alle esigenze amministrative e commerciali della piazza. Nella fase imperiale (età giulio-claudia - IV secolo d.C.), mutate le funzioni della piazza, ormai solo sede degli edifici-simbolo della dignità municipale e del culto tradizionale (Capitolium) e della dinastia imperiale, si attuarono trasformazioni notevoli. Il portico e le tabernae settentrionali furono gradualmente rimpiazzati dai nuovi edifici pubblici per l’amministrazione della città (vani D o Curia e C, M, N, O, P) e il culto imperiale (vano A, sede dei Seviri Augustales). Il portico, ora con colonne in opera testacea e setti murari rettilinei, fu avanzato fino al gradone di accesso ed accolse, con rilavorazioni, un imponente ciclo statuario di età giulio-claudia. Il portico meridionale, invece, mantenne sostanzialmente la sua fisionomia, con l’inserzione di setti murari davanti al vano III e la sostituzione delle colonne lapidee con colonne in muratura testacea, mentre le tabernae cambiarono destinazione d’uso (al momento non meglio precisabile).



   Sul lato corto sud-orientale doveva trovare posto una canaletta di raccordo, per la raccolta delle acque meteoriche, poi asportata tra V e VI secolo d.C., che costeggiava il gradone (asportato) che permetteva di accedere al doppio portico, posto dinnanzi ad un grandioso edificio ipostilo. Questo, ristrutturato in più momenti tra I secolo a.C. e II secolo d.C. e decorato con semicolonne e colonne in pietra locale stuccata, secondo alcuni studiosi potrebbe essere identificato con la Basilica (edificio dove si amministrava la giustizia), che solitamente si pone sul lato minore opposto a quello del Capitolium.
   Singolare e problematica è la pavimentazione della platea forense, realizzata con un materiale insolito, perché solitamente si utilizzava la pietra o il marmo. Essa, infatti, fu costruita con mattoni quadrati sesquipedali (circa cm 44 di lato), tagliati o interi, collocati in numero di cento all’interno di un modulo o scomparto quadrato di m. 4.65x 4.65, a sua volta delimitato da una cornice di mattoni posti di taglio. La disposizione dei moduli (otto completi in larghezza, sedici completi e due ridotti in lunghezza) segue un ordito quasi regolare, con anomalie dovute ai rifacimenti tra l’età repubblicana e la tarda età imperiale. In posizione eccentrica rispetto alla metà della piazza è poi collocata una fascia in blocchetti calcarei, un percorso trasversale largo circa un metro.
   Nella piazza, nel corso dei secoli, furono collocate basi di statue onorarie (se ne conserva una sul lato nord-orientale), un tribunal, fontane monumentali lungo il lato nord-occidentale (una bassa rettangolare raccordata con il sacello-ninfeo presso la rampa già ricordata, una circolare davanti il vano C) e, in età tarda, un edificio con lunghe ante (cd. Tempietto C), a destinazione cultuale, come dimostra l’altare in materiali di reimpiego.
   Dopo il disastroso terremoto e maremoto del IV secolo d.C. che colpì gran parte delle città lungo la costa del Mediterraneo centrale e occidentale, l’ampia platea del Foro fu occupata in parte da costruzioni precarie in legno e da recinti, di cui rimane traccia nelle numerose buche tagliate nei laterizi pavimentali. La maggior parte degli edifici pubblici, nella maggioranza crollati, non furono sgombrati delle macerie, con la sola eccezione della Curia e del vano M (forse legato alle nuove esigenze cultuali cristiane). Dopo il recupero di pochi materiali utili per la ricostruzione, ampie zone in rovina della città divennero aree di discarica, come testimoniato da materiali eterogenei per provenienza e datazione recuperati nel corso degli scavi.
   Nelle fasi prossime all’abbandono (V secolo avanzato-primi decenni del VII secolo d.C.) la piazza perse la sue funzione pubbliche (amministrativa, giuridica e sacra) e in gran parte spoliata dei suoi ornamenti (con l’eccezione di quelli celati dai crolli non rimossi precedentemente) acquisì nuove destinazioni d’uso. Innanzitutto divenne un’area per insediamenti artigianali che, pur dovendo soddisfare i bisogni del nuovo centro arroccato sulla collina del Teatro, furono allontanati dall’abitato per l’eccessiva insalubrità. Lo provano una grande fornace a pianta quadrata (m 3.25 x 3.25) per materiali ceramici, posta in un taglio della pavimentazione ed i resti di una fonderia per il bronzo, di recupero, impiantata tra i crolli dell’edificio absidato, già sede dei Seviri Augustali o Caesareum.
   Per la particolare qualità degli edifici pubblici, poi, il Foro divenne una cava di materiali edilizi, quali laterizi, marmi (recuperati non solo a scopo decorativo, ma anche per fare calce o come semplici pietre da costruzione), pietrame di varia pezzatura etc., come provano le numerose fosse di spoliazione e le tracce di asportazione di materiali di rivestimento e da costruzione.
   Ma fu anche una fonte di approvvigionamento di metalli (rame e le sue leghe, piombo, ferro) a basso costo, data la presenza di statue metalliche (documentate dal colossale avambraccio e da frammenti di lamine e tasselli vari), elementi decorativi per portoni ed arredi interni, chiodi e lamine delle carpenterie, tubature in piombo per l’acqua etc..