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Il Museo >> Sala 3 Da skylletion a scolacium
La città greca e il suo territorio.

Le fonti antiche testimoniano la presenza di un insediamento greco nella zona della Roccelletta chiamato Skylletion, a dominio del golfo Skylletikos e dell'inizio della via istmica che, dalla valle del Corace sullo Jonio e tramite quella dell'Amato verso il Tirreno, conduce al golfo Lametikòs, distante, a detta di Aristotele,"mezza giornata di cammino".
La città, posta al confine dell'Enotria, la terra del re Italo chiamata Italìa, dovrebbe essere una fondazione ateniese legata a Menesteo, all'epoca del suo nòstos (ritorno) alla fine della guerra di Troia, che conduceva esuli provenienti dalla Lybia.
Un'altra tradizione mitica, ripresa anche dall’illustre scolacense Cassiodoro nel VI secolo d.C., la vuole costruita da Ulisse.
Più verosimilmente invece la fondazione della città è da mettere in relazione con la potente polis achea di Kroton (Crotone), che spingeva il suo controllo fino all'estremo sud del golfo scilletino sopra la polis di Kaulonia (Monasterace Marina).
Le fonti letterarie collocano la fondazione nell'VIII secolo a.C. ma i riscontri archeologici attualmente a disposizione non vanno oltre il VI secolo a.C.. Si tratta di alcuni labili indizi di VI e V secolo a C. (frammenti di coppe attiche e skyphoi di produzione coloniale e frammenti di statuette, sicuri indizi di culti pubblici e domestici), oltre ad una moneta incusa (uno statere a tondello largo) di Kroton.
Skylletion, che non ebbe ruoli egemoni, né indipendenza formale (lo prova l'assenza di una zecca autonoma per coniare monete), ebbe sicuramente un valore strategico notevole, in connessione con un altro sito della sua chora (territorio) dove sono state trovate tracce di un phrourion (fortificazione): Santa Maria del Mare sulla Coscia di Stalettì, in posizione arroccata a dominio del mare sottostante e dell'entroterra (la dove sono note tracce di un santuario, in loc. Chillino di Stalettì, oltre che di attività estrattiva di cava).
Per la sua posizione Skylletion controllava vaste porzioni di territorio collinare e pianeggiante, costellate di fattorie ed insediamenti agricoli di varie dimensioni lungo la valle del Corace (come quelli scoperti in loc. Germaneto, con annesse necropoli esplorate in tempi recenti), e territori collinari e costieri compresi tra Sellia e Sant’Andrea Apostolo dello Ionio, con notevoli infittimenti di insediamenti agricoli sparsi negli attuali comuni di Montauro, Montepaone, Soverato, Satriano e Davoli, documentati da numerosi rinvenimenti di ceramiche e monete, come il tesoretto di monete d’argento da Soverato (IGCH 1969).
La felice collocazione geografica della città la rese ambita preda anche dei Siracusani, che in varie occasioni la strapparono al dominio crotoniate per assegnarla all'amica Locri Epizefirii, tentando (come ricorda Strabone) anche di costruire un muro a sbarramento dell’Istmo tra Skylletion e Terina, sul mare Tirreno, e, infine, della popolazione italica dei Brettii, che la sottomisero dalla seconda metà del IV a tutto il III secolo a.C.
A queste fasi tra V e III secolo a.C. si riferiscono numerosi reperti ceramici esposti in Museo (frammento di capitello dorico, frammenti a figure rosse italioti, ceramiche a vernice nera, monete in bronzo).
Quanto alle evidenze edilizie, al momento non sono visibili resti monumentali dell’insediamento su cui si sovrappose nel II secolo a.C. la colonia romana di Scolacium. Tuttavia si segnala che nel corso degli scavi nell'area di Roccelletta sono stati identificati esigui brandelli murari costruiti con pietrame fluviale legato con terra, orientati secondo una maglia urbana con asse declinato di 26° 30' ad Est rispetto al nord magnetico, la porzione di un muro di fortificazione sulle colline retrostanti la città (specie nel settore Nord) e parte di una delle necropoli suburbane di V secolo a.C. (in loc. Varrea), documentata in Museo da un corredo costituito da ceramiche di importazione (lekythos attica) e coloniali, nonché da un interessante strigile (attrezzo per detergere il corpo dall’olio) di ferro, testimonianza di attività sportive.
 


 MINERVIA SCOLACIUM
 
La fondazione della colonia romana 
 
La fondazione della colonia maritima Minervia Scolacium è ricordata in un passo di Velleio Patercolo (I 15, 4) dal quale si ricava sia l’anno di deduzione, il 123-122 a.C., sia che fu istituita dal tribuno Caio Sempronio Gracco insieme ad altre due colonie: Taranto (Neptunia) e Cartagine (Carthago). La creazione delle tre coloniae maritimae aveva uno scopo soprattutto commerciale. In particolare per Scolacium si conferma la sua posizione istmica, ma anche il legame con il commercio marittimo, proiettato probabilmente verso l’Africa e la colonia nascente di Carthago. Ciò non di meno non dovette essere dimenticato il problema del recupero agricolo dell’entroterra, da cui la città greca aveva tratto benessere e guadagni che, al tempo della fondazione della colonia romana, era in uno stato di grave crisi, a causa delle devastazioni seguite alla guerra annibalica. Nulla invece si dice sui rapporti tra i vecchi abitanti della città e i nuovi coloni.
Significativo è il mantenimento, nella denominazione della colonia romana, del riferimento a Minerva, forse a perenne memoria di un santuario dedicato ad Athena che, secondo una tradizione riportata da Solino (II, 9), Ulisse avrebbe fondato nel Bruzio e che, secondo alcuni studiosi, va collocato nel territorio scilletino.
Un gruppo di fonti ricordano un episodio legato alla guerra contro Spartaco che ha attinenza con l’area istmica. Narra Plutarco (Crassus, 10, 7-9): “….allora (Spartaco), allontanandosi di nuovo dal mare, pose l’accampamento nella penisola di Reggio. Crasso sopraggiunse e, osservando che la natura del luogo gli suggeriva cosa si dovesse fare, si accinse a chiudere con un muro l’Istmo, eliminando nello stesso tempo l’ozio dei suoi soldati e la possibilità di rifornimento per i nemici. Fu un grande e difficile lavoro; lo fece e lo compì contro ogni aspettativa ed in poco tempo, scavando un fossato da un mare all’altro attraverso l’Istmo per la lunghezza di 300 stadi e per una larghezza e una profondità di 15 piedi. Sulla fossa innalzò un muro di mirabile altezza e solidità. Spartaco dapprima non se ne diede pensiero e lo sottovalutò, ma quando, in mancanza di bottino, volendo uscire, vide lo sbarramento e non v’era nulla da prendere nella penisola, approfittando di una notte di neve e tempesta, colmò una piccola parte della trincea con terra, legna e rami d’albero, in modo che potesse passare la terza parte del suo esercito….”
Come si evince dal brano, per debellare la rivolta servile, Crasso riprese l’antico progetto di Dionisio il Vecchio di erigere uno sbarramento sull’Istmo, ma Spartaco riuscì a superare il blocco. L’episodio, accaduto tra il 72 ed il 71 a.C., e che si concluse con la sconfitta di Spartaco, la sua deportazione a Roma e l’uccisione, è significativo nell’ambito del nostro ragionamento soprattutto perché sottolinea, ancora una volta, l’importanza della via istmica quale collegamento breve tra i due mari, anche in epoca romana.