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Il Museo >> Sala 2 Preistoria e protostoria
Il primo rinvenimento di età protostorica nel territorio di Roccelletta, di cui si ha notizia, è quello relativo a due asce in bronzo a margini rialzati, attribuibili ad un momento avanzato del Bronzo Antico, recuperate occasionalmente nella piana a sud del Corace. Ricerche sistematiche nel comprensorio, fortemente volute dalla Soprintendenza Archeologica della Calabria come strumento indispensabile di tutela del territorio, sono state avviate a partire dai primi anni Ottanta dello scorso secolo per mezzo di alcune campagne di ricognizioni dirette da E. A. Arslan.

Diversi affioramenti di materiale pre-protostorico vennero individuati presso le località Fosso Suvarella, Cotruzzo, Fosso Scorciacapre, Santoregno, La Piazza e Rotondone; presso quest’ultimo, nel 1992, vennero anche effettuati due saggi di scavo, tuttora inediti. Nel 1994 G. Grandinetti continuò le indagini sull’omonimo pianoro di Rotondone, tra il Fosso Scorciacapre e il Burrone Fiasco, aprendo un nuovo saggio che portò al rinvenimento di una probabile struttura d’abitato dell’età del Bronzo. Successivamente una nuova campagna di ricognizioni venne effettuata negli anni 2002 e 2003 da parte di L. Alessandri, R. Campanella e D. Righini, durante la quale vennero rivisitati gli affioramenti precedentemente segnalati ed individuate nuove concentrazioni di materiale pre-protostorico. I ritrovamenti più antichi nel comprensorio di Roccelletta, costituiti da industria litica su selce e ossidiana risalenti al Paleolitico inferiore, al Paleolitico superiore e al Neolitico, sono ubicati nella porzione più nord-occidentale del piccolo pianoro di Santoregno; dalla località La Piazza, poche centinaia di metri più a sud-est, provengono invece industria litica e materiale ceramico attribuibile esclusivamente al Neolitico; totalmente assente, allo stato della documentazione, è il periodo eneolitico. Per quanto riguarda le fasi successive, le prime attestazioni di una frequentazione dell’area provengono dalla piana compresa tra il Corace a nord e il pianoro di Rotondone a sud; qui vennero trovate due asce tipo Roccella e Cantalice, risalenti ad un momento avanzato del Bronzo antico (2000-1700 a.C.), da interpretarsi probabilmente come deposizioni cultuali o come ciò che rimane di un ripostiglio.



A partire dal Bronzo medio (1700-1350 a.C.) si intensifica la frequentazione del territorio ed in parti-colare il pianoro di Rotondone sembra occupato in maniera capillare: numerosi punti di affioramento restituiscono materiale databile al Bronzo medio e recente. Il Bronzo medio iniziale è attestato esclusivamente nella zona più rilevata ed è costituito da tipi propri della facies siciliana di Rodì-Tindari-Vallelunga, mentre in due siti è attestato solo Bronzo medio generico. Il Bronzo medio avanzato, riconducibile alla facies Thapsos-Milazzese, è stato rinvenuto in tre differenti punti. Nella fase successiva sembrerebbe che la zona d’abitato si sia espansa, poiché, a fronte di una continuità insediativa del nucleo più antico (circa 12 ettari), collocato nella zona più alta, l’area suggerita dalla distribuzione dei materiali del Bronzo recente, in questa fase sempre riconducibili alla facies Ausonio I, è visibilmente più grande. Il Bronzo medio e recente è attestato anche presso Fosso Suvarella, più a nord, e presso Fosso Scorciacapre, alle pendici settentrionali del pianoro di Santoregno. Materiali di impasto provengono anche da un piccolo pianoro di circa 7 ettari, situato subito a nord di Burrone Fiasco, anch’esso denominato Rotondone sulle carte IGM. Qui il saggio effettuato da G. Grandinetti ha messo in luce una probabile struttura abitativa, indiziata da diversi frammenti di intonaco, da cui provengono fuseruole, numerose ossa bovine e alcuni frammenti di carapace di tartaruga. Le forme ceramiche quantitativamente più rappresentate sono databili al Bronzo recente, ed in particolare trovano numerosi confronti con esemplari di facies Ausonio I provenienti dal pianoro di Rotondone più settentrionale. Dal saggio provengono anche materiali databili forse al Bronzo medio e sicuramente al Bronzo finale. Una probabile tomba ad incinerazione, datata genericamente all’età del Bronzo,è segnalata presso Santoregno. Un netto cambio di strategia insediativa è dunque percepibile, sulla scorta dei dati fino ad oggi raccolti, a partire dall’età del Bronzo medio, quando l’occupazione del territorio si fa intensa e capillare; in particolare vengono predilette le zone ben difendibili, quali il pianoro di Rotondone settentrionale e l’omonimo meridionale, e inoltre, ammettendo una dislocazione del materiale dal pianoro immediatamente sovrastante, Fosso Suvarella. Anche i materiali provenienti da Fosso Scorciacapre potrebbero indiziare un abitato posto sul pianoro di Santoregno anche se, in questo caso, andrebbero chiariti sia i rapporti con il sito di Rotondone più a nord, sia quelli con le probabili aree insediative rinvenute a nord-ovest da G. Grandinetti. Si può osservare comunque che, sulla base della classe dimensionale dei siti, stimata in base alla superficie dell’unità morfologica su cui sono stati rinvenutii materiali ceramici, il più grande sito di Rotondone sembra mantenere una posizione predominante nei confronti degli altri due. Notevoli appaiono inoltre sia la continuità di insediamento con la fase successiva, basti pensare che in tutti i punti di raccolta in cui compare il Bronzo medio si registra anche la presenza del Bronzo recente, sia gli stretti legami con la Sicilia già riconosciuti in altri siti della Calabria centro-orientale, come per esempio Gomeno (Gagliato) e Cesina (Davoli). Nella fase successiva, il territorio registra una rarefazione delle presenze: materiali riconducibili al Bronzo finale sono attestati solo in tre punti,nello scavo appena citato, sul pianoro di Rotondone più settentrionale e forse presso Fosso Scorciacapre. Nella successiva prima età del Ferro non si registra nessuna presenza.