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Il Museo >> Sala 10 Le sculture in marmo dal teatro ed il braccio di bronzo
Dal teatro provengono una statua caratterizzata dalla toga exigua databile nell’età tardo repubblicana (I sec. a.C.) e una statua togata di grandezza superiore al vero, databile per la foggia della toga nella prima metà del I sec. d.C.: esse dovevano far parte dell’arredo della scaenae frons (parete scenica) e sono da interpretare come immagini di cittadini illustri di Scolacium, che rivestivano un ruolo pubblico per la città e che verosimilmente avevano avuto una funzione importante nella storia dell’edificio teatrale.



Luigi Grimaldi, nei suoi Studî archeologici sulla Calabria Ultra Seconda nel 1845, divulga la prima notizia sul braccio colossale in bronzo rinvenuto probabilmente nel 1844, a seguito di lavori condotti da D. Giuseppe Massara di Borgia nella sua proprietà posta a ridosso della chiesa della Roccelletta: interventi che comportarono l'abbattimento di modestissime costruzioni rurali e scassi nel terreno quasi certamente a seguito della messa a coltura di un nuovo oliveto.
Se ne può dedurre che il braccio di bronzo e gli altri materiali archeologici menzionati da Grimaldi siano stati recuperati in questa occasione e abbiano dato luogo alla formazione di una piccola raccolta conservata nella masseria padronale, e descritta da François Lenormant durante il suo viaggio in Calabria nel 1881.
L'acquisto ad opera dello Stato, nel 1910, a seguito del parere favorevole espresso dal Ministero e al termine di un iter amministrativo e burocratico piuttosto complesso è reso pubblico da Paolo Orsi in forma estremamente stringata nella Cronaca delle Belle Arti del "Bollettino d'Arte" del 1916.
La possibilità di identificare il soggetto e la tipologia della statua in bronzo e l'identità della figura sono fortemente condizionate dall'assenza di qualsiasi contesto archeologico e dall'estrema limitatezza dell'elemento anatomico a disposizione: il solo avambraccio destro, le cui condizioni di frattura lasciano supporre - ragionevolmente - un braccio in posizione non distesa bensì piegata .
Non si devono però sottovalutare anche le notevoli dimensioni dell'avambraccio definito abitualmente "colossale" per la sua lunghezza di cm 81. La misura, seppur condizionata dalla frattura, lascia ipotizzare una figura umana di altezza pressappoco duplicata rispetto a quella naturale.
Le dimensioni del braccio e il gesto compiuto sono gli unici dati che possono indirizzare, con estrema prudenza, nella ricostruzione della statua databile alla piena età imperiale (dal II sec. d.C. in poi).
Solo un imperatore, probabilmente aveva il prestigio e l'autorevolezza per suscitare nella colonia di Scolacium un sentimento, più o meno spontaneo, di riconoscenza e di lealtà tale da promuovere l'erezione di una statua in bronzo di dimensioni colossali.
Sull'identità dell'ignoto imperatore si possono formulare prudentissime ipotesi, perché prive di riscontro archeologico, che tengano conto in primo luogo delle trasformazioni politiche e urbanistiche della città. E in proposito due sono i nomi da avanzare: l'imperatore Nerva e l'imperatore Antonino Pio.