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Il museo del frantoio


All’interno del Parco Archeologico di Scolacium è possibile visitare un meraviglioso Museo dedicato al Frantoio della famiglia Mazza.
Alla fine del XIX secolo, negli anni vicini all’Unità, il neonato Stato italiano acquisì numerosi fondi di proprietà ecclesiale. Tra questi c’era anche la “Roccelletta” che passò alla Famiglia Massara di Borgia. Ma, a causa di difficoltà economiche, i Massara, ben presto, dovettero cedere la proprietà che fu acquistata all’asta da Emanuele Mazza, imparentato con gli stessi Massara. I Mazza la conservarono fino alla morte del Barone Gregorio ed all’esproprio da parte dello Stato, concluso nel 1982. La famiglia Mazza era proprietaria di numerosi latifondi sparsi nel comprensorio borgese in cui predominavano le colture del grano e dell’olivo. La raccolta, il trasporto e la macinazione delle olive, in tempi di comunicazioni difficili, erano affidati alle braccia e ai carri tirati dai buoi. Le olive erano lavorate nei “trappiti” a pietra, dislocati nelle varie proprietà familiari (Borgia, Calivello, Giordano e Roccelletta). 
Il frantoio Mazza, che è stato recuperato, con fondi statali, attraverso il restauro delle parti meccaniche e dei telai metallici, è la testimonianza del passaggio da una società ancorata a lavorazioni di tipo tradizionale ad un mondo che, grazie a metodologie industriali, si avviava verso produzioni veloci, di maggiore qualità e con risparmi sulla perdita del prodotto. Un elemento ancora più interessante sta nel fatto che questo progetto, risalente alla metà degli anni Trenta, è stato promosso da una famiglia nobile, espressione di una organizzazione latifondistica.
Il progresso della tecnologia in campo agrario e soprattutto in quello della lavorazione dell’olivo, coltura che in Calabria rappresentava una delle principali risorse, era già una realtà nell’Italia Centrale e Settentrionale intorno alla metà degli anni Trenta, epoca in cui il primo progetto fu realizzato, mentre per quest’angolo della Calabria jonica fu un fatto quasi rivoluzionario. Questa attenzione verso il progresso tecnologico continuerà ancora, quando, all’inizio degli anni Cinquanta, il frantoio Mazza fu ampliato, giovandosi di tecniche ancora più innovative.